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Vanessa, fiaba di illusioni e disillusioni, apre il Festival di Spoleto

Vanessa, fiaba di illusioni e disillusioni, apre il Festival di Spoleto

Vanessa, fiaba di illusioni e disillusioni, apre il Festival di Spoleto

Musica classica Jun 17, 2026

Ombre e melodie avvolgenti nella gloriosa vetrina umbra

Sora Elisabeth Lee @ Dony Gunadi 


Mi fa piacere parlarvi dell’opera che inaugura il 26 giugno (replica il 28) il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Si tratta di Vanessa, del compositore statunitense Samuel Barber (1910-1981). È un lavoro che si conosce poco e viene messo in scena di rado. Avremo dunque un’occasione per scoprirlo o riscoprirlo. La sua sostanza è lirica e tradizionale: diciamo che è un buon prodotto “passatista”, oltre che emblematico di una dimensione artistica raffinata e di una certa atmosfera culturale in sintonia con l’estrema sensibilità di Gian Carlo Menotti (1911-2007). A quest’illustre compositore si deve la fondazione, nel 1958, della gloriosa vetrina umbra. Poi Menotti costruì una diramazione americana dello stesso festival a Charleston, nella Carolina del Sud, edificando un ponte fra “i due mondi”.

Una foto del vecchio allestimento dell'opera nell'edizione 1961 del Festival di Spoleto 


Alla guida del festival di Spoleto, che ha avuto conduzioni artistiche diverse dopo la morte di Menotti, giunge quest’anno Daniele Cipriani, il quale ha deciso di dedicare la prima edizione da lui curata al tema Radici, cioè alle origini “menottiane” di una rassegna multidisciplinare che nella seconda metà del Novecento rivoluzionò il paesaggio performativo con la qualità delle sue proposte e la mole incredibile delle sue “rivelazioni”. Moltissimi grandi artisti internazionali sono stati lanciati nella cornice della manifestazione spoletina. In linea con tale scelta, Cipriani affida l’apertura del nuovo corso a un’opera di un grande amico di Menotti, Barber appunto, il quale chiese a Gian Carlo di scrivergli il libretto. La prima rappresentazione di Vanessa avvenne con successo al Metropolitan Opera di New York il 15 gennaio 1958, e nel ‘61 lo stesso titolo esordì a Spoleto, dove oggi torna con la regia di Leo Muscato e la direzione musicale della coreana Sora Elisabeth Lee, sul podio dell’orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

Leo Muscato 


L’ombroso e struggente libretto è calato in un Paese nordico dell’Europa e nella dimora della malinconica Vanessa, la quale attende incessantemente il ritorno di Anatol, l’unico uomo che abbia mai amato. Abitano insieme a lei sua madre, che è una vecchia baronessa, e una giovane nipote chiamata Erika. Quest’ultima, nella parte iniziale dell’opera, canta una dolce ballata, “ Must the winter come so soon? ”, che vi faccio vedere e sentire nel frammento di un’edizione di Vanessa presentata dal festival inglese di Glyndebourne. Di fatto Erika è l’autentica protagonista dell’opera.

Nella villa misteriosa e claustrofobica approda un ospite, e Vanessa crede o spera che sia Anatol. In realtà è il figlio di costui, desideroso di conoscere una donna che fu importante nella vita di suo padre Anatol, ormai deceduto. In seguito Erika confessa di aver trascorso la notte con quell’uomo, incontro che ha suscitato in lei una passione mai sopita. Da parte sua Vanessa si convince che quello è proprio l’uomo che sta aspettando da vent’anni. Questa è una storia di perenni illusioni e disillusioni. Dopo innumerevoli complicanze, balli, languori, svenimenti, divagazioni nostalgiche e persino la notizia di una gravidanza (frutto di quella notte peccaminosa), Erika arriva tormentosamente a perdere il bambino che reca in grembo. D’altro canto si sposano incautamente Vanessa e il nuovo Anatol, che è un tipo disincantato e cinico, incapace di amare davvero. Tutto è pervaso da un pessimismo esistenziale che deriva dal totale fallimento dei sentimenti. La coppia di novelli coniugi se ne va ed Erika resta a consumare i suoi rimpianti nella villa con l’anziana baronessa. Ordina al maggiordomo di coprire gli specchi, così com’erano velati quando Vanessa passava i giorni ad aspettare Anatol. Si chiude il cerchio di questo strano thriller psicologico, di sapore quasi bergmaniano. Qui non c’è fine alle attese femminili senza sbocco.

Vi consegno uno stralcio del pezzo di Barber (prima scena del terzo atto) con la direzione di Gianandrea Noseda, che esegue Vanessa in forma di concerto al Kennedy Center, sul podio della NSO (National Symphony Orchestra) di Washington, Usa.

Come ha segnalato efficacemente il musicologo Oreste Bossini, Vanessa e la coeva West Side Story (1957), di Leonard Bernstein, riflettono i temperamenti dei due maggiori musicisti americani dell’epoca. Tanto ha un registro basso e popolare West Side Story, quanto ha un tono alto e aristocratico l’opera di Barber. Mentre la prima voleva distinguersi dalle convenzioni “sporcando” il proprio linguaggio col jazz, Vanessa puntava a inserirsi nella più nobile tradizione europea, immettendosi nel percorso che si era interrotto dopo Puccini e Richard Strauss. “Momenti musicali stilizzati, cioè arie, duetti e concertati, scorrono nel tempo dell’opera variando nell’intensità dell’espressione, come sequenze cinematografiche che alternano primi piani e campi lunghi”, nota Bossini.

Sora Elisabeth Lee @ Klara Beck 


Siamo assai distanti dalle tendenze radicali delle avanguardie musicali che impazzavano nell’era della nascita di Vanessa. Qui c’è un fiume di melodie accattivanti che ci avvolge.

Notizie flash

  • Permettetemi di aprire questa fetta della Newsletter con un mio articolo, uscito qualche giorno fa sulle pagine culturali di Repubblica e votato al saggio che la musicologa Lidia Bramani ha scritto su Don Giovanni di Mozart. La sua interpretazione è moderna e rivoluzionaria. Il volume, pubblicato dal Saggiatore, è irrinunciabile per gli amanti del teatro musicale mozartiano e dà una prospettiva inedita sul genio di Amadeus, sui movimenti culturali del periodo in cui visse e sui significati dell’opera intitolata al più mitico fra i seduttori della Storia.

  • Visto che siamo in argomento, sappiate che il 25 e 26 giugno, a Roma, c’è un Don Giovanni in forma di concerto diretto da Gustav Kuhn, maestro che è ormai un po’ fuori dal giro, ma che a suo tempo ebbe una carriera abbastanza interessante (fra l’altro diresse al Festival di Salisburgo). L’evento inaugura il festival estivo della Roma Tre Orchestra.

  • Rimane in scena alla Scala fino al 27 giugno la Carmen di Bizet, diretta da Myung-Whun Chung e con la regia di Damiano Michieletto. Come leggerete negli articoli che sto per girarvi, in molti hanno applaudito l’interpretazione di Chung, ma sono state espresse riserve per quanto riguarda i cantanti. Anche lo spettacolo di Michieletto ha destato perplessità. Qui trovate la locandina e un trailer dello spettacolo.
     Ecco due recensioni: quella uscita sul sito Connessi all’Opera e quella del Giornale della Musica.
Myung-Whun Chung @ Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Carmen @ Brescia/Amisano – Teatro alla Scala

  • Domani sera alla Scala si può assistere all’ultima replica di un bel programma concertistico, animato da Myung-Whun Chung, nuovo direttore musicale del teatro milanese, e dalla Filarmonica della Scala. Il maestro si esibisce sia come solista al pianoforte, sia come campione del podio. I pezzi musicali sono il Triplo Concerto di Beethoven e la Quarta Sinfonia di Brahms.
  • Sarà la ripresa del sontuoso allestimento di Turandot, firmato nel 2008 da Ezio Frigerio e Franca Squarciapino, a inaugurare il 17 luglio, nel Gran Teatro all’aperto sul Lago di Massaciuccoli, il festival che Torre del Lago e Viareggio dedicano ogni estate a Giacomo Puccini. Sono programmate pure ToscaLa BohèmeMadama Butterfly e La Fanciulla del West. Vari altri eventi riempiono un cartellone che si sviluppa fino al 5 settembre.
Festival Puccini, Turandot @ Frigerio – Squarciapino

  • A dieci anni dall’ultima rappresentazione a Napoli, Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea è tornata al San Carlo. Repliche fino al 20 di questo mese. Firma la regia Davide Livermore e conduce l’orchestra partenopea Pinchas Steinberg. Livermore sposta l’azione dalla Francia del Settecento alla Belle Époque e agli anni che precedono la Grande Guerra. Al centro dello spettacolo campeggia un dialogo immaginario con Sarah Bernhardt, la quale contribuì a perpetuare il mito della Lecouvreur. Vi allego l’intervista a Davide Livermore uscita su Repubblica sabato scorso.
Adriana Lecouvreur @ Luciano Romano 

Davide Livermore @ Eugenio Pini 

  • L’88esima puntata del Maggio Musicale Fiorentino si chiude con uno dei capolavori dall’epoca barocca: l’opera Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel, mai rappresentata a Firenze. Vi resta in scena fino al 25 giugno. Sul podio c’è Gianluca Capuano e la regia spetta al dinamicissimo Davide Livermore, il quale ha trasferito l’azione negli anni Trenta del XIX secolo, in un clima modellato sulle trame dei romanzi d’avventura e mistero ambientati in Egitto. Qui trovate un articolo recensivo uscito sul sito Connessi all’Opera.
  • Si chiama Harmonia la 20esima edizione di MITO SettembreMusica, il ricco festival che si svolge tra Milano e Torino dal 6 al 20 settembre. Per la sua prima edizione come guida artistica della rassegna, la direttrice d’orchestra Speranza Scappucci ha scelto come tema ispirativo una nozione-chiave della musica, fulcro di bellezza, pace e comunanza tra voci, generazioni, repertori e luoghi. Il cartellone include 60 appuntamenti e stabilisce dialoghi fra l’antico e il contemporaneo, il repertorio classico e le nuove creazioni, il Novecento e i tesori barocchi, la musica sinfonica e il teatro musicale, le grandi formazioni internazionali e i giovani interpreti.
  • Consiglio l’ottimo festival Bolzano Danza, che mostra cose belle dal 16 al 31 luglio. La manifestazione, diretta da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, si apre con un nuovo spettacolo della compagnia Aterballetto, e tra gli appuntamenti spiccano il belga-tunisino Mohamed Toukabri, i Peeping Tom e il rimontaggio del capolavoro “storico” (oggi va di moda dire “iconico”) della coreografa fiamminga Anne Teresa de Keersmaeker, Rosas danst Rosas, creato nel 1983. Anne Teresa è un’artista d’incanto fatale. Vi giro un video di Rosas danst Rosas. Qualcosa di unico, che ha condizionato i segni della danza contemporanea.
  • Sono ben 50 i pianoforti, ognuno accordato in modo differente, che suoneranno in posizioni mobili dentro un capannone industriale dei primi del Novecento. Si configura così il progetto 11.000 Saiten, del compositore austriaco Georg Friedrich Haas (1953). Giunge a Reggio Emilia il 26 settembre, nel Capannone 15 delle Reggiane, all’interno del Parco Innovazione. È il Reggio Parma Festival a portare al Festival Aperto di Reggio Emilia questa performance kolossal. “11.000 Saiten” vuol dire “11.000 corde”, cioè quante ne contengono i 50 strumenti considerati tutti insieme. L’evento si è concretizzato poche volte dal suo debutto, avvenuto nel 2023: lo si è visto e ascoltato a New York, Berlino, Vienna, Praga, Amsterdam e Bolzano. Ai 50 pianoforti, disposti in cerchio nella sala, s’affianca il Klangforum Wien, ensemble viennese concentrato sulla musica contemporanea. Il pubblico è posto al centro dello spazio e si trova immerso nel suono, mentre sulle tastiere si danno da fare 50 giovani pianisti in arrivo dai Conservatori italiani o ingaggiati tramite call.

    Cari saluti a tutti voi dalla Gazza Ladra.
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Gianfranco Maitilasso Grossi

Editor, curator, and founder of bilingual platforms focused on cultural critique, legacy-building, and editorial transparency. Based in Spain, active across Europe and Southeast Asia.Championing editorial clarity, mythic publishing, and queer voice.