Morto Nicola Pietrangeli: dal Roland Garros alla Davis, fu il primo mito del tennis italiano
Si è spento all’età di 92 anni. Campione di straordinario talento, ha segnato un’epoca con i suoi successi, tra cui due titoli a Roland Garros. È stato il capitano dell'Italia che ha vinto la sua prima Coppa Davis nel 1976 in Cile
01 dicembre 2025 - 3 minuti di lettura
È morto Nicola Pietrangeli, e con lui un’intera epoca del tennis italiano. Un periodo d’oro in cui si poteva vincere uno Slam con 150 dollari di premi e una coppetta “grande come un bicchiere”. In cui bisognava affrontare minacce di morte per giocare una finale di Coppa Davis, uscire dalla guerra ricominciando daccapo con la famiglia espulsa dalla Tunisia. E, al tempo stesso, essere magnifici ed elegantissimi, come è difficile ai giorni nostri.
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Le vittorie, due Roland Garros
Due Roland Garros, due titoli agli Internazionali d'Italia, una semifinale a Wimbledon persa solo al quinto set con Rod Laver, Nicola Pietrangeli se n’è andato dopo che si è consumato il passaggio di consegne con Jannik Sinner, capace di interrompere un’attesa lunga sessantaquattro anni per vedere un italiano vincere due Slam (Jannik è poi arrivato a quattro). Il capostipite ci riuscì a Parigi nel 1959 e nel 1960, con un piccolo vantaggio a suo favore: nella prima edizione si aggiudicò anche il doppio con Orlando Sirola, battendo Emerson-Fraser, e questo a Jannik non è ancora riuscito. Nonostante il numero 1 del mondo, quota mai raggiunta dall’altro che salì al massimo al n.3.

Nicola Pietrangeli aveva anche un secondo cognome, Chirinsky, russo come la sua religione e la madre Anna De Yourgaince scappata dalla rivoluzione. Il nonno Michele di origine aquilana era partito per cercare fortuna in Tunisia e ci riuscì diventando costruttore partendo da un paio di carriole e un cavallo. Il padre di Nicola nacque in condizioni agiate e in Nordafrica incontrò la futura moglie partita su un bastimento dal porto di Odessa, figlia di un colonnello zarista e moglie divorziata di un conte che si chiamava, appunto, Chirinsky.
L’incontro tra Pietrangeli e il tennis
L’incontro tra il futuro campione del Roland Garros e il tennis fu casuale, propiziato dalla guerra: il padre prigioniero nel deserto quando i francesi ripresero la Tunisia costruì un campo su cui giocò un doppio insieme al figlio, e insieme vinsero un premio che Nicola non avrebbe mai voluto perdere: “Un pettine ricavato dalla scheggia di una bomba”. Quando il padre fu espulso, anche la moglie salì su un bastimento e il figlio arrivò in Italia senza parlare una parola di italiano.

Il calcio è stato il primo amore
Il suo primo grande amore è stato il calcio, Nicola giocava a piazza di Spagna, era laziale sfegatato e tutte le mattine stava al Maestrelli a Tor di Quinto. Ma quando decisero di spedirlo alla Viterbese o alla Ternana si diede al tennis. Questo non gli impedì, ormai avanti negli anni, di segnare due gol a Dino Zoff durante un allenamento a Torino. Ma ormai la strada era segnata per il campione che si vanterà di aver vinto quattro titoli del Grande Slam su sette finali, tra singolare, doppio e misto. Perché il doppio contava, e Nicola Pietrangeli formò il più vincente della storia italiana con Orlando Sirola, esule come lui, partito dall’Istria e diventato robusto scaricando navi nel porto di Fiume.
Il rapporto tormentato con Zugarelli
Il suo grande rivale Fausto Gardini invece non sopportava perdere con lui, e quando Pietrangeli gli disse con un match point a disposizione “dai, che hanno già buttato la pasta”, prolungò la partita fino a notte fonda prima di batterlo. Un rapporto molto tormentato è stato anche quello con Tonino Zugarelli, che si rifiutò di giocare in Davis a partita vinta contro la Spagna, e la decisione di escluderlo dal gruppo fu tra le cause dell’esonero come capitano non giocatore.
L'incontro con Panatta
Adriano Panatta invece era “Ascienzietto”, il figlio di Ascenzio custode del tennis club Parioli che aveva visto in culla. Prima di trovarselo davanti, capellone e irriverente: “Guarda che le palle corte le ho inventate io” gli disse durante una partita in cui il suo delfino si esibiva in una serie di smorzate.

La Davis vinta in Cile
Panatta e Zugarelli sono ovviamente due colonne della vittoria in Coppa Davis che ha portato il mito di Pietrangeli fino agli anni Settanta. Come abile tecnico in grado di schierare “Zuga” sull’erba di Wimbledon contro i britannici, come vendicatore di sé stesso vincendo contro l’Australia che gli aveva negato due coppe in finale nel 1950 e ’51. E ancora, come leader inflessibile di fronte alle pressioni per non andare a giocare la finale nel Cile di Pinochet. La sede della Federtennis fu occupata; Pietrangeli fu minacciato ma non arretrò. E quella coppa mai passata per le mani del dittatore finì nel suo letto al ritorno a Roma: non voleva che sparisse e si offrì come custode.


Gli amori di Pietrangeli
Nicola Pietrangeli fu molto amato dagli appassionati di tennis ma non solo. Ha sempre giurato di aver avuto solo quattro grandi amori nella vita: c’era l'indossatrice Susanna Artero, dalla quale ha avuto tre figli, c’era Licia Colò, la conduttrice televisiva con cui viveva a Casalpalocco nella villa dove gli avrebbero rubato tanti trofei. Ma non c’era Lea Pericoli: “Perdo una sorella. Un’amica. Con lei non è mai successo niente, nemmeno un bacio” ha dichiarato in un’intervista a Repubblica quando è scomparsa la regina di eleganza di quegli anni. E che anni: alla finale del Roland Garros del 1959 lui si presentò su un Buick bianca accanto a Candida, “la più bella artista del Crazy Horse. Il suo numero era il bagno di mezzanotte: arrivava sul palco e faceva il bagno in una vasca di cristallo”. Ne aveva fatta di strada il ragazzo partito da Tunisi senza parlare una parola di italiano. Con questa formidabile generazione il tennis italiano potrà vincere ancora per tanti anni. Ma uno come lui non lo ritroverà più.
Articolo rivisto da Gianfranco Maitilasso Grossi

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