"Per porre fine a una guerra complessa e sanguinosa come quella in Ucraina è necessario un ampio scambio di idee serie e concrete. Occorre che le parti accettino concessioni difficili ma necessarie". La realpolitik di cui fa sfoggio il segretario di Stato americano, Marco Rubio, il giorno dopo le rivelazioni sul piano Usa-Russia in 28 punti per chiudere il conflitto, la dice lunga su quanto sarà ancora complesso il percorso verso la pace. Una road map che prevede, tra l’altro, importanti concessioni territoriali in favore di Mosca, leggi annessione di Crimea e Donbass (con una inedita formula per la zona orientale di controllo russo e proprietà legale ucraina), e significative restrizioni dell’apparato militare di Kiev. Non ancora noto in tutte le sue articolazioni ma fatto filtrare da più fonti, il piano prevede inoltre il via libera all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, peraltro scontata, e generiche garanzie per la sicurezza futura.
Zelensky nel pomeriggio ha incontrato il segretario dell’esercito americano e alti funzionari del Pentagono: “Parlerò direttamente con Trump nei prossimi giorni”, ha poi spiegato senza entrare nei dettagli, dicendosi pronto ad accreditare ogni proposta utile per “porre fine allo spargimento di sangue”. Ma sarebbe tutt’altro che soddisfatto del piano, giudicato "inaccettabile e assurdo" da alti funzionari. La partita diplomatica, con Kiev all’angolo, si fa dunque sempre più delicata anche per i diversi toni mostrati dagli attori in campo. Tra cui l’Europa, tenuta completamente fuori dall’impostazione e dalla stesura della bozza americana. L’alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, oggi in due uscite ha bocciato la strada seguita da Trump (e avallata da un Putin silente) anzitutto per una errata impostazione di metodo. "Affinché qualsiasi piano funzioni, è necessario il coinvolgimento degli ucraini e degli europei. Questo è molto chiaro", ha sostenuto nel riaffermare il pieno supporto a Kiev. "Dobbiamo comprendere che in questa guerra c'è un aggressore e una vittima. Non abbiamo sentito parlare di alcuna concessione da parte russa”. Da Italia e Germania reazioni simili nella sostanza. E pur senza entrare nel merito, il Regno Unito ha voluto ribadire che Mosca non può cambiare i confini con la forza e che il sostegno all’Ucraina resta incrollabile.
Dal Cremlino, solo una tiepida ammissione su "contatti", ma non su "consultazioni" con Washington. Sottigliezze diplomatico-lessicali. Con chiosa generica del portavoce Peskov: "Ogni momento è buono per una risoluzione pacifica". A quali condizioni, oggi, è facile capire. Nel frattempo, Putin continua a colpire i territori ucraini senza sosta, rivendicando peraltro una ulteriore avanzata nella regione di Zaporizhzhia. E sono ancora ventidue le persone disperse a Ternopil, il giorno dopo l’attacco che ha provocato la morte di 26 persone, di cui tre bambini. Dai pesantissimi bombardamenti contro civili e infrastrutture a un piano duro da accettare e da discutere: per Kiev, è il momento più complicato dall’inizio della guerra.