La informazione in Italia
Un episodio che evidenzia il clima e la qualità dell'informazione sotto il governo Meloni. (tratto da Linkedin)
Ezio Cosatto ha diffuso questo postMirko Ferraiolo, Senior SAP FI Consultant •
Visibile a tutti su LinkedIn e altrove. Qualche giorno fa, a Piazzapulita, Corrado Formigli ha rivolto alla presidente Giorgia Meloni DIECI DOMANDE DIECI sulla libertà di stampa e sull’informazione in Italia. Una più attuale e necessaria dell’altra:
“Gentile Presidente Meloni, lei sull’attentato a Sigfrido Ranucci ha fatto questa dichiarazione: "Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l'indipendenza dell'informazione sono valori inalienabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere."
Benissimo. Io, però, a questo punto le domando:
Come si può conciliare la libertà di stampa che lei invoca con le querele a raffica che vengono fatte sistematicamente dal suo partito, dal suo governo, a tutti i giornalisti, a tutte le trasmissioni che esprimono delle critiche verso il governo stesso?
Come si concilia la libertà di stampa con il rifiuto di rinunciare anche alle querele più temerarie che ci siano, e lo sono quasi tutte, intimidatorie, temerarie, e che vanno a finire in archiviazione o in assoluzione?
Come si concilia la libertà di stampa con l'occupazione sistematica, pervicace e pervasiva della RAI?
Come si concilia la libertà di stampa con l'idea che perfino il direttore del principale telegiornale pubblico potrebbe potenzialmente diventare, come lei gli aveva proposto, suo portavoce a Palazzo Chigi?
Come si concilia questo elogio dell'informazione e della democrazia attraverso l'informazione con il varo di norme che rendono impubblicabili ordinanze di custodia cautelare, intercettazioni che sono vitali per formare e informare l'opinione pubblica?
Come si concilia la libertà di stampa con i giornalisti spiati con il software Paragon?
Come si concilia la libertà di stampa con le centinaia di ore di girato della famosa inchiesta ‘Lobby Nera’?
Come si concilia la libertà di stampa con le veline del sottosegretario Fazzolari inviate ogni mattina ai giornalisti ‘amici’ affinché vengano pubblicate?
Come si concilia la libertà di stampa con gli attacchi ai conduttori sgraditi fatti addirittura attraverso l'account ufficiale del primo partito italiano, Fratelli d'Italia, partito al governo?
Come si concilia la libertà di stampa con il suo sistematico sottrarsi alle domande?
Ecco. Allora, stasera, abbracciando Sigfrido Ranucci e la sua squadra di Report, mi domando: a che cosa servono tutte queste dichiarazioni di solidarietà se da domani poi nulla cambierà nei confronti di chi, per quanto sgradevole, per quanto sgradito, svolge un'attività necessaria per il buon funzionamento della democrazia, ossia il giornalista?”
Corrado Formigli ha fatto quello che quasi nessun giornalista oggi in Italia fa più: delle domande.
Di più, ne ha fatte dieci.
Che puntualmente non riceveranno alcuna risposta.
Ma proprio per questo era necessario farle.
Da Fb, Lorenzo Tosa
Bruno Tognaccini Responsabile Amministrativo e Formatore Professionale
A questo militante di sinistra camuffato da giornalista la Meloni non deve rispondere proprio nulla. Perché qui non si ragiona più di sano confronto tra professionisti dell’informazione e forze di governo. Qui ormai siamo allo scontro totale e permanente, da parte di tutta l’informazione schierata con la Sette in testa, su tutto l’operato del governo. Meloni, a differenza di altri predecessori che hanno guidato governi con la golden share del comando in mano al PD, è arrivata a Palazzo Chigi in seguito ad elezioni vinte. Quindi la compagine di governo ha pieno diritto di governare e portare avanti le proprie proposte. E non saranno certo i talebani della Sette o le camarille della stampa di sinistra a dettare la linea. Se ne facciano una ragione. Quando ritorneranno ad un sano confronto, anziché dedicarsi all’organizzazione nelle loro trasmissioni di autentiche imboscate contro l’interlocutore scomodo, Meloni non avrà alcun problema a confrontarsi con costoro. Perché anche in quel caso non ci sarebbe partita.Consiglia
Risposte al commento di Bruno Tognaccini
Gianfranco Maitilasso Managing Director at Las Palmas Art Gallery
Bruno Tognaccini, mi scusi, allora una domanda la faccio a Lei, sarò necessariamente breve: Dove sarebbero le "imboscate", fermo restando che non siamo, ancora, in regime di Partito Unico, ma Democratico; che quindi ogni partito è egualmente presente in Parlamento e concorre, proporzionalmente, tramite il Governo eletto, alla conduzione della Nazione. Che altresi ogni cittadino ha il diritto di essere informato lealmente da ogni parlamentare eletto, ed in primis, dal Governo stesso e dal Presidente del Consiglio, che non rappresenta il proprio partito, ma la Nazione tutta, così come giurato sulla Costituzione. Che ogni giornalista nell'ambito della linea politica dettata dal suo giornale, e qui mi riferisco anche alla RAI e alle altre testate televisive e radiofoniche, ha il diritto/dovere, nell'ambito dell'onestà e dell'etica d'informazione, di dissentire o meno dalle iniziative di governo, specie laddove contraddicano l'imparzialità di indirizzo politico con l'interesse della Nazione, mentre il Governo ha il diritto/dovere di informare, anche tramite la libera stampa, lealmente la Nazione ?