Dalla Shoha al Genocidio:Giornata intensa di colloqui in Egitto
Hamas aperta a concludere la guerra, Netanyahu: “ostaggi liberi per via al piano”

Giornata intensa di colloqui indiretti in Egitto dove le diplomazie del Cairo, degli Usa e del Qatar stanno facendo da pontieri tra Israele e Hamas per porre fine al conflitto che da due anni insanguina la Striscia di Gaza. In attesa dell’inizio dei negoziati ufficiali a Sharm el Sheik le diplomazie oggi hanno parlato informalmente per segnare i punti su cui si giocherà il confronto. A pochi giorni dal secondo anniversario del famigerato 7 ottobre 2023, i negoziatori si sono incontrati per discutere del piano proposto dal presidente americano Donald Trump e dei tecnicismi sulla sua applicazione.
I punti ancora da sciogliere tra Israele e Hamas
Sembra che il punto di caduta principale sia stato finora legato alla roadmap del piano stesso. Hamas ha fatto trapelare il suo “convinto impegno” a concludere la guerra con Israele e a cedere la sovranità sul territorio palestinese da lei controllato, gettando acqua sul fuoco dopo le notizie di divisioni interne al movimento islamista. Peraltro, è da segnalare che nonostante l’ennesima notte di raid e le decine di morti degli attacchi di ieri Hamas abbia tirato dritto nel proseguire al tavolo negoziale per chiudere le ostilità con Israele.
Il gruppo militante chiede come precondizione di poter cedere le armi solo a una futura autorità palestinese, sotto la supervisione egiziana. Emblematicamente, nota il Jerusalem Post, la delegazione negoziale al Cairo è guidata da Khalil al-Hayya, il diplomatico il cui tentativo di assassinio un mese fa si svolse tramite il criticatissimo raid di Israele a Doha, capitale del Qatar. Un modo per segnare una chiara volontà diplomatica di chiudere la partita, anche superando le ferite del recente passato (al-Hayya perse il figlio in quel fatidico 9 settembre) mentre il governo di Benjamin Netanyahu chiede la liberazione degli ostaggi detenuti a Gaza come premessa per implementare l’intero piano Trump.
La pressione di Trump su Netanyahu
Netanyahu è stato pressato notevolmente da Trump, che sul suo social “Truth” ha condiviso la foto di una maxi-protesta di ieri a Tel Aviv dove dei manifestanti brandivano cartelli con la scritta “Ora o mai più” per chiedere il ritorno degli ostaggi.
Trump ha chiamato nella giornata di ieri Netanyahu per discutere dell’accettazione da parte di Hamas di parte della proposta e ha aperto alla richiesta di colloqui al Cairo. Axios riporta di uno scontro tra i due, con Netanyahu pessimista e Trump che lo ha rimbottato definendolo “fottutamente negativo“, espressione poi smentita da funzionari israeliani al Times of Israel, sottolineando la necessità che Bibi dovrebbe riconoscere che “questa è una vittoria”.
Giorni decisivi
Per par condicio, Trump ha anche invitato Hamas a accettare la proposta, sottolineando che l’alternativa è il “completo annientamento “. Parlando alla stampa alla Casa Bianca Trump ha detto che “tutti sono più o meno d’accordo“ sul piano, che i colloqui dureranno “all’incirca un paio di giorni” e che ci saranno alcuni, non sostanziali cambiamenti.
La prospettiva è che la fine del negoziato possa essere proprio nella giornata del fatidico 7 ottobre. Il Medio Oriente trattiene il fiato: a un passo dalla pace, ma con il rischio di un disastro irrimediabile ancora pendente. Su Gaza si giocherà tutto in questi giorni. Proprio mentre l’avvicinarsi dell’anniversario alza la posta del ricordo e del peso politico del conflitto che ha sconvolto una regione oggi più divisa che mai.
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AutoreAndrea Muratore @murandrea1